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Tavole di riflessione di Angelo ScialpiIo canto!Nel momento in cui sembra di non riuscire a vedere nulla, a trovare niente, a non ascoltare nessuno, se non continue miserie frutto della arroganza, della presunzione e della ignoranza assurte al potere, ecco che qualche coraggioso ci presenta i frutti semplici della ricerca, del possibile divenire, della sviluppo dell’uomo, sempre e in ogni età, se soltanto si avesse la forza di farlo emergere. Questa volta, voilà, il business ha fatto la sua parte ed ha sostenuto il nascosto, quanto è sotto la polvere dei nostri giorni, per farlo emergere forte e dirompente nella sua vera natura.
In passato qualche altro ha avuto la felice idea di presentarci dei piccoli geni, poi andata svanita o, almeno, non fatta assurgere a modello ed a riferimento. Chissà! Forse perché i talenti diversi dalla musica non fanno audience? Forse perché la sede televisiva è luogo per la popolarità? Forse entrambe le cose, di certo pare emergere forte, alla luce degli ultimi eventi televisivi, che dai piccolissimi proviene tanta e tanta forza umana mescolata a talenti e saperi. Ci sarebbe da arrossire se, invece di avere idiozie insistentemente in onda, avessimo valori, diversità, saperi, forza creatrice di una vita non relegata ad una esigua minoranza sotto silenzio, ma ad una minoranza valoriale e diffusa, se, soltanto, potessimo avere continuamente dei continui riferimenti e non soltanto dei piccoli saggi. In questo senso sento di poter affermare fortemente che il valore della istruzione è ormai generalizzata al tempo d’oggi e non può essere relegata alla sola permanenza in classe. Uno dei motivi del crollo del sapere diffuso di base è proprio la perdita del primato della classe, anche se rimane la palestra principale verso la quale far convergere molta altra istruzione diversa. Non si può, comunque, non tener conto della evoluzione della società! Stiamo preparandoci tutti (per generalizzare) all’evento musicale della città dei fiori che andrebbe riportato nel suo vecchio e semplice alveo. Tutti i concorsi hanno un senso solo e soltanto se riescono a tastare il polso dell’andamento di questa o di quella produzione, sia essa di pensiero che di musica, o di arte, come attestano i grandi eventi sportivi. Allora! Erano tutti attoniti, meravigliati, molto sorpresi per la professionalità, per la spigliatezza, per la voce matura, non più nemmeno utilizzabile per una edizione dello Zecchino d’oro, ma già per le grandi piazze, e teatri, e arene. Una esplosione di gioia di vivere e di ascoltare. Una grande sorpresa per quanti ci hanno fatto vivere anni di obbligato ascolto e, anche quando la voce non cantava più, siamo stati costretti a sorridere, ma solo pensando al nostro passato e ai nostri ricordi. Questi nostri splendidi ragazzi sono la continuità che sembrava essersi arrestata! In questi casi non sappiamo chi ringraziare davvero, se l’apporto indiretto dello stesso business o la ricerca dell’uomo che, come in questo caso, possa dirsi essere la continuità eterna della creazione di Dio. Arrossisca l’adulto di fronte a tanta semplicità e naturalezza, ma arrossisca soprattutto di fronte al talento ancora acerbo, ma foriero di bellezza, e di fronte alla umiltà adulta di un bimbo che sa muoversi, cantare, esibirsi, dialogare ed attrarre benevolmente il consenso degli ascoltatori, grazie a quella straordinaria e delicata comunicazione televisiva che porta ovunque la sua ricerca, come le sue inutilità. In questo coraggioso assieme può anche leggersi un sentiero nuovo da percorrere per ricercare la forza dell’ammirazione, della solidarietà e del vivere assieme e tra la gente; in particolare si può ritrovare il senso della responsabilità nel riferirsi alle altre persone e nella stessa gestione delle istituzioni e della cosa pubblica. E’ fierezza sapere di avere in casa simili persone; è orgoglio di vivere, ma anche di appartenere ad una nazione che ha idee e persone. La speranza che questi valori di cuccioli d’uomo non siano colti da tempeste mediatiche e curiosità dannose, ma siano custoditi e tenuti a dimora per non perdere la grande occasione del buon raccolto, divenga realtà incontaminata. Quando si constata che il seme è buono e non trattato con additivi chimici, non ci sarà nemmeno bisogno di andare a blaterare se quel medicinale è stato preso per performance o per pessimo esempio di vita. Questi ragazzi, adeguatamente guidati, possono ben essere esempi da ascoltare, seguire e magari imitare, per nostra fortuna e dei tanti ragazzi che potranno trarre da loro benefici. Pensate che cosa potrebbe accadere se riuscissimo a tirar fuori i talenti nascosti di altre discipline! La forza dell’uomo non è mai stata l’età, ma il suo adeguarsi al tempo che vive e la comprensione che riesce ad avere di esso; il tempo stesso contiene la perennità in divenire dove ogni essere buono non è che un segmento sulla cui retta ognuno percorre il proprio cammino di vita. Categorie: Blog amici
La sempre attuale questione moralePlatone guardava all’esempio del pitagorico Archita da Taranto
L’agire dell’uomo si fonda su pochi principi: morale ed etica. Per la definizione, sia pure parziale, di questi valori (che non sono i soli necessari per vivere correttamente) necessitano altre virtù, come la istruzione e il riguardo per l’uomo. La generazione del dopo guerra ha tratto il massimo insegnamento dai nefasti giorni di non democrazia e, ancor prima, di mancanza di unità nazionale. Sempre, la politica ha dovuto fare i conti con la morale, e quindi con l’etica, per avviare la riconsiderazione dell’uomo in termini di società e di nazionalità. I giovani del dopo guerra hanno capito bene la lezione del passato e, quando è stato possibile, in molti (poi in tanti) hanno raggiunto il massimo grado di istruzione conferendo esaltazione alla democrazia nel momento in cui il figlio dell’operaio diventava dottore. Quella esaltazione è durata poco, forse alcuni anni, al massimo un decennio, durante i quali la società andava arricchendosi di laureati e quindi avviava il progresso degli anni a venire. Oggi quel sistema non regge più: segno evidente di una contrazione dell’agire secondo giusta causa e di una diffusa degradazione dei sistemi che non vedono più nella qualità il loro motivo di esistere, ma fanno della quantità un punto di arrivo per mire personali e per occupazione impropria di posti dirigenziali, in genere, per non parlare del globalizzante business. Quella generazione del dopo guerra (per usare una metafora) conserva ancora oggi, e più evidente di prima, il senso forte di un insegnamento basato sulla morale e sull’etica e non si ha timore a definirla patrimonio spirituale autentico di una nazione in un momento in cui continuo è lo sfilacciamento in molti ambiti della vita pubblica. Va dato plauso a quella esperienza normativa contro i fannulloni, e come, ma si ha difficoltà a correlarsi con altri istituti che operano secondo una loro normativa, una loro etica e un loro personale modo di agire e di essere poco correlati con le altre realtà. Si tratta di una rivoluzione morale della pubblica amministrazione, ma rimangono forti dubbi sulla autenticità del reclutamento di quelle persone per le quali mai deve insistere il senso del caporalato, ma solo e soltanto il senso del servizio, per il quale necessitano onestà, preparazione e dirittura morale. Non si è mai sicuri che agendo per bene si abbiano i risultati desiderati e si compia la felicità sociale dell’uomo. La morale, è scritto, è sempre la stessa, non si modifica a seconda del suo essere applicata alla sfera pubblica o alla sfera privata. Ma la morale tiene sempre conto dell'oggetto, della realtà a cui si applica, la morale deve tenere conto della ragione e delle necessità dell’uomo, proprio come in politica. Platone, nell’antica Grecia, durante la restaurazione democratica, ritenne opportuno fondare l’unità politica sulla saggezza e sul sapere. Non guardò alla nascente forza macedone, ma alla fiorente politica di Taranto con il pitagorico Archita e a Siracusa con il tiranno Dionisio, che cercò invano di convertire alla democrazia. Politica e filosofia non possono non coincidere per rendere l’anima più virtuosa. Il pensiero, costruttore di ragionevolezze, coincidendo con l’anima, rende la persona e il cittadino una stessa cosa. Città-stato, ma anche uomo-stato, per cui si pensa possibile che solo attraverso un ritorno alla pratica della morale si possa esercitare una politica che non sia alla mercé di un qualsiasi imprevisto, di qualsiasi inganno, di qualsiasi tremore delle borse nel mondo e in casa propria, di un articolato e subdolo bond azionario. Quando non ci sono denari, si può benissimo non spendere, attendere, oppure fare parsimonia e soprattutto adeguarsi senza reagire per sostituirsi allo Stato, ma ancor di più prendere consapevolezza degli sperperi del passato, della comune appartenenza del denaro pubblico e riordinare l’economia; quando il cittadino paga le tasse, in maniera sempre più esosa, occorre però che siano spesi adeguatamente, giustamente, correttamente per dare al cittadino ciò di cui ha bisogno. La irrisolutezza vanifica qualsiasi sforzo economico del semplice cittadino! Non è sostenibile il non risolvere i problemi della gente, il degrado della percorribilità, l’obsolescenza di un certo agire, il crollo o il trasferimento della produzione e del lavoro a vantaggio delle nuove professionalità imprenditoriali ammiccanti e invitanti che vanno a demolire il sistema stesso della democrazia, assieme al fragile uomo, e ai sacrifici di coloro che ci hanno preceduto, facendo persino crollare (questa volta al contrario) la stessa persona ritenuta, un tempo, valida e saggia. Categorie: Blog amici
Il divenire della informazione e delle ideeSi leggeva per sapere, per conoscere, per imparare. Si era felici dentro per aver conosciuto altri lati del pensiero ed altri modi di ragionare. Gli ingredienti principali della informazione dei nostri giorni sembrano essere gli scandali, le corruzioni, le diffuse vergogne e la dilagante immoralità. Assistiamo a continui cambiamenti di tendenze che riescono persino a convincerci dei nostri errori o delle sbagliate valutazioni sul proseguire della vita. I tempi sono veloci, così come veloci sono le ricerche, le innovazioni e quindi le trasformazioni, per cui le idee, come le valutazioni, stentano a mostrare la realtà che appare contingente, più che universale, così come la sorte, il caso o il destino di ognuno degli uomini.
Per tutti rimane importante il passato, o meglio il fondamento che è stato costruito attorno alla persona, la formazione che ha ricevuto e, ancora di più, la informazione che ha potuto ricevere ed ha saputo far sua attraverso la elaborazione e la interpretazione personale per una applicazione individuale nella realtà. Rimane difficile capire persino lo sviluppo delle età evolutive, così come rimane faticoso giustificare l’attribuzione di incarichi di responsabilità per sola volontà di qualcuno o per semplice diritto di continuità, senza cioè la dovuta verifica delle abilità. Molto spesso rimane importante l’appartenenza, capace di creare anche i talenti artificiali che impongono forzature più che evidenziare la diversità di riferimento. Il talento, per non essere offuscato, ha bisogno di essere diffuso, reso noto, conosciuto, messo sui grandi e immediati canali di distribuzione e di diffusione. Una volta si aspettava lo Zecchino d’oro per ascoltare delle voci intonate di piccoli e per avviare un sistema di diffusione del mondo dello spettacolo e della canzone tra i piccolissimi; oggi gli spettacoli dei piccolissimi sono certamente migliori di tanta ostentazione imposta. Si riesce a fare un festival, anche più attraente e piacevole, con la sola presenza di piccoli talenti già superiori agli stessi personaggi affermati, e in una sola serata. A sostegno di questa affermazione, è sufficiente considerare come certi adulti cercano di imitare, in spettacoli altri, esponenti già famosi in determinati campi, come il ballo e il canto, e di voler apparire uguali a tutti i costi. Non è il ballo, o il canto, che emerge, ma l’attrazione e la diversità di impegno di uomini famosi in certi ambiti e non in altri in cui suscitano ironia e, molto spesso, comicità, se non addirittura ignoranza con conseguente scivolamento nella spazzatura. Meglio poi evitare il confronto tra talenti veri, pur giovanissimi, e i tanti che ci sono stati propinati come presunti tali! Ma la raffigurazione spazzatura travolge anche la carta stampata, procurando danni ben più gravi al divenire della persona, alla determinazione del pensiero ed alla consapevolezza degli eventi. Rimane importante la politica, ma quanta politica si svolge in ambiti personali, secondo tendenze individuali e non secondo necessità risolutive oggettive; quanta politica si dipana all’ombra della sola e semplice appartenenza e non già sostenuta da espressione umana autentica in termini di onestà, lealtà e professionalità. La politica, ahinoi, non è la sola espressione, ma quella più evidente e quella alla quale conviene riferirsi per non cadere nel profondità di una informazione che continua a toglierci la capacità di discernimento dei fatti e dei problemi. Accade anche in tanti settori riservati della società. Sentite qualcuno che ha più ragione, o torto, o che si assume il minimo di resonsabilità? Tutti hanno torto e ragione insieme, basta lasciarsi coinvolgere dal modo di parlare o dall’aspetto di colui che afferma certe cose o accusa altre persone. Tutti, quando parlano da soli, parlano in nome della ragione, della giustizia, della legge, del rispetto… parlano in nome di tutto tranne che in nome della considerazione oggettiva e della sincerità, compiendo danni e distruzione, a volte, per il solo motivo di essere in quel posto o in quella carica, così proprio come quando capita, malauguratamente, di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Si viene indagati per sperpero di denaro pubblico (non solo) speso lungo le vie delle palme o nei lupanari, e poi ai sente dire che “abbiamo fornito al giudice ampie sicurezze di buon utilizzo del denaro pubblico!”; oppure, dopo una ennesima condanna per corruzione: “Non è vero ma le sentenze si rispettano!” Probabilmente per questo la informazione non permette più, almeno non più come prima, di costruire una idea duratura e sicura, ma sembra essere legata alla ebbrezza, alla distrazione, alla interpretazione personale, forse alla dipendenza, certamente alla occasionalità. Ma se questo appare ormai essere una tendenza generale, ci si chiede quale tipo di idea occorra tracciare per non rimanere fuori gioco in questo gravoso presente. La risposta ci viene difficile, e crediamo sia necessario individuare una possibile espressione sincera, leale e oggettiva, e seguirla come ombra anche al buio. Potrebbe, forse, essere un nuovo inizio di una informazione che possa riportare il sapere e la costruzione di idee nuove, ma soprattutto durature. Occorre ricominciare, come se si trattasse di nuova alfabetizzazione della informazione di ritorno, oppure continuare nella consapevolezza dei forti condizionamenti del presente, di certo vale ancora la pena continuare ad essere onesti ed al servizio dello stato. Categorie: Blog amici
Facciamo spesso un uso improprio dei valori di uomini guidaIn questi giorni stiamo assistendo a rifacimenti di emozioni passate che, con molta difficoltà, riusciamo a comprendere, persino a capire per poterne giustificare la presenza, se non l’importunità di contaminare il vero. Questa impressione, che impressione non è, probabilmente ha altre origini ed altre motivazioni che possono identificarsi in quella che possiamo definire la necessità di creare spettacolo, oppure di arginare le assenze ormai insostituibili di personaggi che hanno fatto la storia e abbellito la nostra vita, forse anche il voler inserire volti nuovi nel panorama esistenziale moderno che sembra andare a determinare una precisa volontà di creare ulteriori compartimenti stagno nella già articolata società italiana. Il risultato che emerge è quello di una società depauperata del suo creativo percorso naturale con conseguenti risultati di stravolgimenti personali e sociali.
Non so se si possa pensare che questa tendenza stia causando la distruzione di vecchie icone o che il tempo stesso le stia scalfendo e quindi rendendo meno interessanti, meno attraenti, meno moderne. La modernità è sempre passata attraverso la innovazione, comunque l’utilizzo libero e razionale delle esperienze passate, Questi tempi moderni vedono una caduta della ispirazione, un declino della creatività, un utilizzo non sempre regolare della più grande invenzione di tutti i tempi: la informazione scritta e visiva, per cui sembra di stare ad assistere a continue ricerche di volti diversi, di voci più o meno attraenti, di personaggi che vengono proposti e quindi imposti quali opinion maker, di politici (diciamolo pure senza particolarismi) assurti al comando per volontà precisa del capo; sul fronte sociale si assiste a legittimazioni improprie (qualche sentenza in qualche regione esiste), magari solo perché graziate dal tempo dell’inganno o dell’errore premeditato, di figure quadro nelle istituzioni: quasi una sorta di delegittimazione latente che rende difficile e forse insostenibile la stessa definizione delle cose. Non si vuole evidenziare le difficoltà per sostenere il male, ma per organizzare il bene ed è quindi pensabile che di fronte a tante inesattezze sociali, vengano compiute azioni inusitate, impossibili, irrealizzabili, eppure vere, in grado di eliminare quelle persone di servizio. Sarebbe opportuno chiedere responsabilità, invece si inaspriscono le norme sulla sicurezza, sulla privacy, sulla discrezionalità: termini di forte carico valoriale che, invece, molto spesso si svuotano nei personalismi e nelle congetture interpretative personali, per non parlare del forte peso della incompetenza, ahinoi, già preventivata abbondantemente dall’intero sistema operativo. Rimane quindi forte la convinzione che non sarà facile mai sostituire la voce del grande Luciano, l’afflato umano del Papa polacco, il giornalismo parlato dei grandi direttori, le riflessioni politiche di come andare a ripensare le cose alla luce della modernità, la canzone melodica pop che ci ha accompagnato in questi decenni di ascesa e di declino, con voci che erano parte integrante della stessa composizione musicale, non show popolare di piazza o piano bar. Ognuno può interpretare chiunque, ma senza ostentare il profumo dell’affare, e poi è meglio non fare niente se non si possiede la ispirazione, specialmente quando si è consapevoli del valore creativo di una persona che non deve offrire parti insolite di se. Ogni cosa innovativa nasce solo e soltanto quando è spontanea e naturale, il resto è rifacimento, routine, passatempo. Non so se abbiamo il dovere di evidenziare questi cambiamenti, senza alcuna possibilità di schieramento se non quello della obiettività responsabile, di certo stiamo perdendo l’entusiasmo della notizia, l’interesse all’ascolto, lo stupore di fronte alla creatività; quando la società si spoglia di queste opportunità, si avverte un senso di denudamento impotente generale che ci sottrae il senso del divenire e la certezza di un percorso in quanto inseriti in un labirinto dove tutti girano e nessuno ne esce mai presto. Questo anno ci ha spesse volte immessi in labirinti con complicati percorsi di uscita, la speranza che ognuno faccia tesoro delle esperienze è cosa necessaria e utile per il bene di tutti, visto che ognuno può essere artefice del divenire più luminoso e di un domani che sia preludio del giorno dopo. Che il 2010 sia un anno dell’uomo singolo. "Corriere del Giorno" Categorie: Blog amici
Che vita meravigliosa!Quando ascolto le notizie che sconvolgono l’ordine delle cose, penso alla mia dimora e dico: “Che vita meravigliosa!” Quando la catena di incidenti mortali porta via inconsapevoli giovani vite, penso alla bellezza del giorno e ripeto: “Che vita meravigliosa” Quando lo spettacolo degli assassini attrae gli imbecilli e spazza via persino la speranza, guardo il candore di un bambino e ribadisco “Che la vita è davvero meravigliosa!” Quando la droga o l’alcol piega l’esistenza di esseri che tali non sono più, osservo lo sforzo del correre sul titanio, dello scrivere con la fronte, del dipingere con il piede, dell’eseguire i click con lo sguardo, del sorridere alla vita con l'unico mezzo possibile, guardo il mio corpo e confermo “Che vita meravigliosa” Quando il gesto di un folle riesce a cancellare una vita importante, quello di un balordo a tenere il fiato sospeso, Osservo il barbone e urlo “Che la vita è proprio meravigliosa” Quando osservo le donne di strada, i trans, il vilipendio della persona e della bellezza, lo scempio dell’amore,ammiro il volto di qualcuno caro e affermo “Che vita meravigliosa” Quando fisso lo sguardo sul viso di una madre, sul sorriso di un figlio, sulla figura di chi custodisce il mio bene, piego il mio sguardo e prego: “Grazie, Dio, per questa vita meravigliosa che mi hai donato!” Categorie: Blog amici
Tra gratta e vinci, turbolenze caratteriali e societàCi si chiede se il carattere, e quindi il comportamento, possa subire delle modificazioni sul piano delle semplici influenze esterne o se non sia semplicemente strutturato in quella maniera. Quasi certamente il comportamento subisce delle variazioni per via di esperienze, negative o positive, vissute nel corso della vita; ci sono esempi di negatività che lasciano una impronta indelebile, a volte determinante, per il resto della vita, ma a nessuno è permesso di rovesciare sugli altri i propri disprezzi e ricercare in altri il senso di colpa a tutti i costi, anche quando si ha la fortuna di rivivere la libertà con una persona in grado di capirci. Rimane da chiedersi, allora, se sia strategia personale o opportunismo per coprire propri sensi di colpa e profonde turbe personali e, facendo ricorso alla bugia, continuare a vivere una vita costruita sulla irregolarità e sulla opportunità, se non dissolutezza, ricercando nella turbolenza caratteriale la propria giustificazione ai guasti che si vanno compiendo. Abbiano sempre il dovere di dire le verità per non cadere nella licenziosità più volgare, molto spesso per non schiaffeggiare se stessi.
Questo stato di cose affiora, ormai di frequente, non solo in contesti affettivi o amicali, ma persino in ambiti sociali e politici, suscitando diverso giudizio a seconda dei casi, ma entrambi portano all’annullamento della persona, al soffocamento degli affetti, all’abbattimento delle regole. Ore 11,30, un uomo e una donna, seduti al tavolo davanti ad un bar, sorridono e si divertono. Lei in abiti sportivi, stivaletti bassi, sciarpa al collo, sigaretta tra le dita, che a brevi e continui intervalli portava tra le labbra rosso dipinte; lui, con fare impegnato, vestito come la stagione impone e il raro sole permette, era intento all’opera, consultandosi frequentemente con quella che poteva essere la sua compagna. Sembravano spensierati, nonostante l’età chiaramente anta, se non fosse che l’opera loro non era lavoro, studio o confronto, ma un grattare per vincere qualcosa. Soddisfatto, l’uomo (o l’omino dei fili, come dice un mio collaboratore) si leva in piedi, si aggiusta gli abiti e, preso in mano alcuni di quegli strani foglietti colorati, si reca all’interno del bar per poi ritornare, sorridente e soddisfatto, con un ulteriore mazzo tra le mani, forse una decina da come li aveva sventagliati in faccia alla sua compagna, rimasta in attesa contemplativa su che cosa fare in caso di vincita, consumando, intanto, l’ennesima sigaretta. Sembravano accingersi ad un ulteriore impegno di lavoro, invece si trattava di un ulteriore tuffo nell’ignoto. Scene che si ripetono, e, in molti casi, vanno trasformandosi in vere e proprie sale gratta e vinci, al chiuso come all’aperto; scene sconvolgenti che ti impongono forti dubbi esistenziali. A quella gente non interessa la politica, la ricerca del posto di lavoro, ancor meno la costruzione di un affetto. Ma si, come possono interessare queste cose, sono tutte ormai molto distanti che sembrano riguardare solo degli ordini, forse anche predestinati, di persone prescelte, non certamente tramite concorsi. Non so come si possa ormai garantire il lavoro a tutti e dove! Ma una volta ottenuto il posto di lavoro si hanno poche possibilità di sopravvivere, a meno che non si parta dalla dirigenza, e facendo anche attenzione al tipo di dirigenza. Il lavoro arriva a tarda età, le pensioni vanno scomparendo, e pare anche giustamente, allora se non si capisce il perché si potrebbe liberalizzare la durata del lavoro, dando ad ognuno quello che è riuscito a meritare! Rimane pure difficile entrare in politica, ma non ci sono più sezioni di partito, tanto meno parlamentari che fanno azione politica, che svolgono un confronto con i propri elettori, con i problemi del territorio in cui sono stati eletti, visto che non sono più votati. Lentamente sembrano essere venute meno tante vecchie opportunità che non sono state sostituite opportunamente per permettere quella lenta azione formativa e pedagogica sociale necessaria, ma hanno realizzato una sorta di padronato politico per il quale non si capisce a chi addossare la colpa se non agli stessi ignavi elettori che lasciano passare tutto e vogliono tutto facilmente, se non per appartenenza. Trovarsi poi personaggi sconosciuti al potere non deve più meravigliare, come non deve meravigliare il fatto che i gruppi politici sembrano essere diventati più dei team sportivi che delle compagini per governare la cosa pubblica. Allora la politica si allontana dolcemente, mentre inventare e proporre nuovi meccanismi di gratta e vinci potrebbe persino pagare in termini sociali?! Gli affetti, che potrebbero accogliere tutti e dare delle risposte possibili, sono anche essi sulla via del declino e sembrano fuggire lontano, dove regna il freddo e la insensibilità, dove regna lo strazio e la offesa del corpo. Gli affetti potevano essere una risorsa forte in cui trovare ristoro e comprensione, invece si traducono in pretese sociali a difesa di questo o quel malcapitato che può precedere una nostra eventuale condizione in cui ci si può trovare prima o poi. Amare oggi sembra non voler più significare voler bene, ma ottenere, utilizzare e saccheggiare a proprio piacimento. E’ talmente alto il degrado che non è più sufficiente la naturale divisione dei sessi, ma si fa ricorso, ad altro di non naturale. Ma come si fa ad amare? A sfogliare certi siti si ha l’impressione di essere ovunque, tranne che sulla terra; di avere a che fare con tutti, tranne che con uomini, ahimé, con donne che fanno scempio del proprio corpo o lo utilizzano per inganno, proprio con il sogno del gratta e vinci. Vivere la propria persona con dignità e proteggerla con gli affetti rimane il traguardo della vita in cui viene contemplato il segno della continuità, ma c’è anche un forte bisogno di un possibile ordine sociale per poter credere nel futuro. Categorie: Blog amici
Il senso purificatore dell’arte naif diFerruccio FuriosiWilhem Ude, uno degli scopritori della pittura Naïf in Francia, definì pittori come Henri Rousseau, Louis Vivin, Camille Bombois o André Bauchant "pittori dal cuore sacro". L'attuale termine Naïf verrà comunemente usato dal 1964, con la mostra, “Le Monde des Naifs” tenutasi al Musée National d’Art Moderne di Parigi anche se in realtà viene da molti riconosciuto che da punto di vista della storia dell'arte, la pittura Naïf si può far cominciare con i quadri di Henri Rousseau esposti al Salon des Indépendants del 1886. Tra i maggiori protagonisti della pittura Naïf ne ricordiamo uno in particolare, forse il più grande, Antonio Ligabue (vero nome Antonio Laccabue nato in Svizzera nel 1899 e morto in Italia a Gualtieri (RE) nel 1965). Anche Picasso fu definito naif, ma la sua è storia a parte.
Giova evidenziare il fatto che l’arte di Rousseau trova la sua realizzazione in un momento di forte travaglio del pensiero umano. La fine dell’800 è tempo di forti contrasti e di forti movimenti verso la ricerca della determinazione umana e a ridosso delle scoperte tecnologiche del 900 e dello scoppio dei conflitti mondiali. In questo scenario, realista e surrealista, esistenziale e ermetico, lo sviluppo del pensiero trova, tra le altre forme espressive, il medium della semplicità, della ingenuità. Quasi per rifugiarsi da eventuali cadute in contrasto con le grandi correnti filosofiche e artistiche di questo concitato, e quanto, periodo della storia dell’uomo, il naif propone una soluzione di difesa che non rasenta la malinconia, in termini di attaccamento al passato, ma definisce nell’arte una sorta di cripta, se volete, un resto della realtà psichica, così come l’arte contemporanea è difatti mescolanza di astrazione e materialità , in cui l’artista concettuale parte da un idea di cui l’operazione artistica, è un residuo, un qualcosa di inferiore per renderlo oggetto di condanna estetica e morale. Si chiama naif (ingenuo) l’atteggiamento che spesse volte ci caratterizza, ma il termine è stato attribuito a quei pittori autodidatti che sono stati definiti, di volta in volta, artisti neo-primitivi, pittori popolari, pittori della realtà, artigiani del sogno, pittori dell’eterna domenica. l termine Naïf è una parola francese che corrisponde all'italiano ingenuo, primitivo. In Arte il termine Naif si riferisce ad un atteggiamento estetico-espressivo dell'artista nei confronti dell'opera e spesso indica una produzione non sorretta da una vera e propria formazione professionale o comunque scolastica. L'opera dell’artista Naïf è espressione di una creatività che non si colloca all'interno di correnti artistiche o di pensiero, ma riprende e riproduce il modo di vedere e il punto di vista personale dell’autore. La ingenuità definisce una forma libera e sincera di interpretazione dei fatti e della realtà, una forma in cui è possibile custodire la semplicità della vita che assurge ad arte per il suo carattere isolato, diverso e per la ricerca interiore di una espressione di serenità, di tranquillità e di spensieratezza.; il pittore naif possiede tutte le attenuanti generiche che lo liberano dagli stereotipi della omologazione e gli consentono una virata alla mitezza, alla pacatezza, alla distensione. Il pittore naif si caratterizza per la spontaneità primigenia e per una interpretazione disincantata della realtà, talora innocente, talora sognante, sempre comunque al di la di ogni movimento culturale e figurativo. Ma il naif appare arte espressiva e sincera, pur nella sua ingenuità. Il pittore naif è stato definito in diversi modi: neo-primitivo, popolare; pittore della domenica, artigiano del sogno! I latini dicevano che “nomina sunt coneguentia rerum” (i nomi sono la conseguenza delle cose). Ci sembra quindi sufficiente esplicitare queste denominazioni per capire il pittore naif e, naturalmente, il nostro artista Ferruccio Furiosi che dell’arte naif ne ha fatto una sua sintesi di vita. In lui c’è una condizione in più: l’amore per la sua seconda patria, i suoi colori, nel senso della diversa tonalità di vita e modo di essere di un ambiente. Ma non mancano i riferimenti forti al mare della sua Liguria. E’ importante la terra dove si sceglie di vivere, ma la terra dove si nasce ti stringe sempre la gola come un cappio d’amore. Pittore neo-primitivo. Si dice artista neo-primitivo, da Aleksander Shevchenko il quale propose un nuovo stile di pittura moderna che fondeva gli elementi di Cezanne, cubismo e futurismo con i motivi e le convenzioni del folklore russo tradizionale, a riprova dell'ingorgo del panorama storico del pensiero umano del tempo. Il termine neo-primitivo in occidente è usato in termini più ampi per descrivere il lavoro di artisti e filosofi che si ispirano alla ideologia e alla estetica del primitivismo all’interno della modificazione del corpo. Appare quindi evidente che il termine si riferisce alla ricerca della semplicità del passato, alla valorizzazione di una esistenza fondata su semplici tratti, quelli che l’uomo era in grado di codificare e quindi di capire. Sembra che oggi la difficoltà di vivere sia dovuta alla crescente incapacità dell’uomo a saper codificare i segni della vita contemporanea, capire i pericoli, essere in grado di discernere la parola che non appare più pedagogica come era quella dei nostri nonni, degli amici, delle persone sagge, la parola dell’omelia domenicale, mentre appare dirompente e interessata la parola della pubblicità e pertanto foriera di declino dell’uomo. Ditemi se in questa definizione non riuscite a determinare la presenza autorevole del nostro Ferruccio Furiosi. I suoi riferimenti sono appartenenti al mondo antico, come quello del vicinato, dell'arredo urbano a dimensione personale, dell'ordine della casa, della tenuta e cura dei campi... dei colori del meridione in cui il marrone apparteneva alla terra, il verde alle piante e il bianco alla casa; il resto erano sfumature dello stesso colore che servivano a congiungere psicologicamente le realtà esterne con le verità interne dell'uomo. L'uomo rimane parte integrante della sua scena naturale, ma non assume il ruolo del protagonista, pur essendo l'artefice principale di questo mondo naif, ma genuino; rimane come aggiunto per via della sua bi-dimensionalità, quasi un adesivo. Il suo protagonismo lo ritroviamo eloquente nel mondo intero che lo circonda. Attenzione, non dico questo per privilegiare il passato e invocarlo al posto del presente; dico questo perché non c'è stata una crescita adeguata per sostenere la modernità, per cui è sembrato come procedere al buio. Le preoccupazioni di oggi nascono dai problemi politici, dalle interpretazioni personali, dalle discrezionalità irregolari, dalle imposizioni, dai disastri, dagli abusi, e da tanto altro che lascio a voi pensare. In tutto questo l'uomo appare quasi sempre perdente! Pittore della domenica. ll pittore della domenica è uno che ama sinceramente e senza secondi fini la pittura, e che non ha la forza e la convinzione sufficienti per farne l'unico scopo della vita. Ma come si può fare questo oggi, in un momento in cui è in crisi la stessa idea di pittura? Forse quello dei pittori della domenica è l'unico modo oggi possibile di continuare l'avventura pittorica, non più condizionata dalla necessità di essere testimone del proprio tempo e suo prodotto significativo, ma gratificata del più semplice ruolo di confessione privata, di ausilio esistenziale, di rifugio. Ognuno può usare la pittura come un diario in cui registrare i diversi momenti della propria storia, elencando i momenti significativi dell'evoluzione personale, specchio del profondo e modo di organizzare lo spazio della vita per esorcizzarli. In questi termini la domenica appare essere un giorno da santificare, anche per quanto riguarda la espressione umana. Arte come riferimento, come obiettivo di vita in cui nessuno è consapevole di essere artista, ma è certamente spinto verso la ricerca del bello e dell’attraente. Questo modo di essere artista sembra quasi accomunarsi al vangelo domenicale e trova giustificazione la definizione dell’artista dal cuore sacro, ma anche sembra apparire in netto e forte contrasto con il mondo mediatico in cui la sola esposizione, di qualsiasi cosa, diventa oggetto del desiderio per tutti e motivo di imitazione, spesso con conseguenze tragiche, per molti. Cercate di individuare, nelle opere di Furiosi, questo senso di purificazione che si spalma in tutti i suoi lavori: la notiamo nella definizione dei prodotti della natura; nella interpretazione terrazzata dei campi, a ridosso delle case, quasi come un orto; nelle piazze squadrate come dei campi da gioco; la notiamo soprattutto nella sua ricerca interiore di dare il colore della vita alle cose belle della natura. Osservare una opera di Furiosi è come ritornare a percorrere una piazza di paese nel giorno di domenica. Artigiano del sogno. Questa è una denominazione che riprende la precedente e la continua. Sembra quasi un canto questo percorso della arte naif, una melodia contemporanea e popolare, molto orecchiabile per essere desiderata e ricercata da molti. L’artigiano è colui che costruisce un oggetto utilizzando l’arte. Il lavoro artigianale si distingue dal lavoro in serie per la sua autenticità e la sua irripetibilità: motivo che ha sempre reso il lavoro artigianale un desiderio e il desiderio molto spesso è sogno. Oggi si sogna la bella casa, la splendida automobile, il gioiello per sempre. In arte il sogno è rappresentato dalla perfezione e dal suggerimento all’uomo di come poter vivere al meglio il proprio tempo. In arte il sogno è divenire persona di riferimento. 3. Furiosi è un carattere straordinariamente ingenuo, supportato da una fede nelle sue abilità che non sono mai venute meno. Dalle sue opere traspare la innocenza e lo charme del suoi lavori che gli valgono la nostra riconoscenza per la potenza creativa in cui evidenzia la trasparente visione della vita e del suo ambiente, anche se si tratta di un ambiente semplice e antico, conosciuto e utilizzato, anzi adottato. La sua visione è di grande forza immaginativa per cui viene da pensare che essa è ispirata dalle sue aspettative, dalla speranza espressa, dalla voglia di partecipare il suo mondo da protagonista, o meglio da persona che, come tutte, è in grado di esprimere la sua idea, la sua forza vitale in un panorama semplice, forse anche povero, ma che, grazie alla presenza dell’uomo, ha pur sempre qualcosa da dire e da dire per sempre. L’arte ha da sempre questa forza e questo rimanere eterno. La sua pittura segue il proprio istinto senza seguire quelli che sono i dettami tecnici o “filosofici” delle espressioni artistiche del “momento”. Ferruccio Furiosi dipinge per se stesso, esprimendo senza compromessi una visione realistica e poetica, fantasticando ed accentuando le forme e la realtà. La sua pittura, come in genere quella Naïf, è costituita da un'esecuzione elementare e semplice e racconta in modo fiabesco scene di vita quotidiana, con un ricco accostamento di colori, usati generalmente puri. Alla tonalità quasi monocroma, temprata da terre verdastre e grigie, con i grandi pannelli sulla storia della vita umana nelle terre del sud, si contrappone, in maniera suggestiva, il contrasto di chiari colori. Furiosi sfiora le corde più profonde e delicate della sua fantasia. Un neo primitivo, un pittore della domenica, un artigiano dei sogni che costruisce dal nulla un mondo nuovo, solo con gli strumenti della sua arte. Non ci sono confini all’immaginazione, la fantasia trionfa. “L’arte del sogno”, insomma, è un tessuto variopinto in cui l’immaginazione si intreccia con la realtà, oltre alla storia di una solitudine che trova nel fantastico la sua unica via di scampo: una solitudine che è quella dell’artista, o più semplicemente del creativo, inadeguato ai rapporti interpersonali e dunque incompreso, isolato, forse anche per propria volontà, ma il suo, come quello di tutte le persone dabbene, è uno splendido isolamento che organizza gli strumenti per permettere a noi, come in questo caso, di riscoprire aspetti della vita che il passare inesorabile del tempo e il passaggio delle moderne telecamere riescono facilmente a interrare nell’oblio generale, complice la insussistenza razionale dell’uomo moderno che la sostituito l’aurea ingenuità con l’inutile protagonismo. 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